Il Tribunale di Milano qualifica il lupo di Daniel Cox come opera fotografica protetta ai sensi del diritto d’autore

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 2539/2020 del 23 aprile scorso, è intervenuto su un caso riguardante la qualificazione di un’immagine fotografica come “semplice fotografia” ovvero come “opera fotografica” ex art. 2, n. 7, l. 633/1941: la distinzione è rilevante perché solo le ultime accedono alla tutela autoscale piena, mentre il diritto esclusivo sulle fotografie è temporalmente limitato e “dura vent’anni dalla produzione della fotografia” (art. 92 L.A.).

La controversia sorgeva dall’utilizzo di un’immagine scattata dal fotografo statunitense Daniel Cox su un capo della collezione autunno inverno 2014/2015 della maison italiana Antonio Marras. La fotografia – realizzata nel 1993 – rappresentava un lupo nell’atto di ululare durante una nevicata (cfr. immagine sottostante).

L’attore lamentava la riproduzione non autorizzata della suddetta fotografia e chiedeva, pertanto, il risarcimento dei relativi danni patrimoniali e non patrimoniali. Il convenuto, di contro, negava la riconoscibilità della protezione rafforzata all’immagine come “opera fotografica”, sostenendo piuttosto la sua qualificazione come “semplice fotografia” (con conseguente decorso del relativo termine di tutela).

Il Tribunale ha riconosciuto la natura di “opera fotografica” all’immagine e ha dunque accolto le pretese risarcitorie del fotografo. Il giudice di merito si è in particolare fondato su diversi principi giurisprudenziali espressi in materia, secondo cui “il discrimine tra ‘opera protetta’ e semplice fotografia […]sia incentrato, per quanto attiene agli scatti protetti ex art, 2, n. 7, l.d.a. nella capacità creativa dell’autore, vale a dire nella sua impronta personale, nella scelta e studio del soggetto da rappresentare, così come nel momento esecutivo di realizzazione e rielaborazione dello scatto, tali da suscitare suggestioni che trascendono il comune aspetto della realtà rappresentata”.  Ha così desunto la natura di opera dell’ingegno – e non di “semplice fotografia” – dell’immagine oggetto di lite sulla base di diversi fattori, tra cui:

  • Il fatto che il fotografo abbia “colto l’animale mentre lo stesso era intento a ululare – indice sintomatico di una precisa volontà creativa”;
  • La scelta di “rappresentarlo in primo piano, attraverso una sapiente sfocatura dell’ambiente circostante, esaltando così l’espressione del soggetto rappresentato, pur facendo emergere i fiocchi di neve […]ed evocando, in questo modo, peculiari suggestioni nell’osservatore tali da travalicare la mera rappresentazione grafica dell’animale”;
  • Il “sapiente uso del chiaroscuro e l’utilizzo, con finalità creative, dei giochi di luce e ombre”;
  • Ulteriori fattori rilevanti, quali “lo specifico riconoscimento autorale in territorio statunitense”, “la sua collocazione all’interno di un’opera monografica alla quale è stata data dignità di pubblicazione” e il fatto che la fotografia stessa “sia stata particolarmente apprezzata dagli operatori commerciali”.

Il testo integrale della sentenza è consultabile al seguente link.

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