La Cassazione in tema di diritto all’immagine

Con sentenza n. 15360 del 22 luglio u.s. la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto da parte di un soggetto privato, la cui immagine era apparsa nel corso di un programma televisivo. Il programma aveva messo in onda alcuni video nei quali venivano mostrati colloqui lavorativi svoltisi presso l’ufficio dell’uomo, registrati da un inviato del programma presentatosi nella finta veste di cliente interessato all’attività di consulenza da lui svolta.

L’uomo ha impugnato avanti alla Cassazione la sentenza della Corte territoriale, denunciando in primis la violazione dell’art. 10 c.c. (rubricato “Abuso dell’immagine altrui”), nonché degli artt. 96 e 97 della L. n. 633/1941 sul diritto d’autore, i quali statuiscono la necessità del consenso della persona per poter esporre, riprodurre o mettere in commercio il suo ritratto, ad eccezione dei casi in cui la riproduzione dell’immagine sia giustificata “dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico”.

Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto che la portata delle eccezioni al consenso del soggetto riprodotto, fosse stata interpretata troppo estensivamente dal giudice di merito. Nelle sue argomentazioni, infatti, ha precisato che “la semplice circostanza che venga divulgata l’immagine di un soggetto a cui è riferibile una vicenda che presenti un interesse ad essere conosciuta dal pubblico, non può ritenersi sufficiente a legittimarne la riproduzione e la divulgazione. A tal fine è necessario che la diffusione operata risulti essenziale per la completezza e la correttezza dell’informazione fornita”.

Con particolare riferimento al requisito dell’essenzialità dell’informazione, la Corte ha ritenuto che deponesse in senso conforme anche il Codice in materia di protezione dei dati personali (D. Lgs. n. 196/2003) laddove, “all’art. 137 prevede che in caso di diffusione e comunicazione dei dati personali restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti e delle libertà fondamentali di cui all’art. 2, tra i quali è compreso il diritto all’identità personale e, in particolare, il limite non già del mero interesse pubblico, ma quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico (di cui all’ art. 137 comma 3, Codice privacy)”.

La sentenza integrale è disponibile qui

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