Il diritto di immagine dei calciatori professionisti: il caso Ibrahimovic

Il tema dei diritti di utilizzo dell’immagine dei calciatori professionisti è recentemente passato agli onori della cronaca per la querelle tra Zlatan Ibrahimović, giocatore in forza all’Associazione Calcio Milan, ed EA Sports, con riferimento al videogioco FIFA 21. Per mezzo di una serie di tweet (di seguito il link alla discussione su Twitter alla base della vicenda), il calciatore svedese ha negato di aver mai concesso l’autorizzazione all’utilizzo della propria immagine e del proprio nome per la produzione del videogioco, contestando quindi l’utilizzo abusivo dei propri diritti di immagine e nome in quanto non legittimato da un previo consenso.

Nella prassi il rapporto tra diritto di immagine e videogiochi calcistici è caratterizzato da accordi di natura collettiva. La gestione dei diritti di immagine e nome dei singoli atleti è essenzialmente assunta dalla FIFpro, ossia il sindacato internazionale rappresentativo dei calciatori professionisti, il quale, a sua volta, acquisisce i diritti di immagine tramite i sindacati nazionali dei giocatori. Ciò significa che la gestione dei diritti è concretamente rimessa alle associazioni nazionali rappresentative dei calciatori affiliate alla FIFpro. In Italia, questo ruolo è assolto dall’Associazione Italiana Calciatori (AIC), che peraltro prevede con l’iscrizione a quest’ultima l’automatica concessione dei diritti d’immagine da parte dei calciatori. L’Articolo 26 Statuto AIC  prevede infatti che “L’iscrizione all’AIC comporta peraltro l’automatica concessione a quest’ultima dei diritti all’uso esclusivo del ritratto, del nome e dello pseudonimo degli associati in relazione all’attività professionale svolta dai medesimi ed alla realizzazione, commercializzazione e promozione di prodotti oggetto di raccolte o collezioni o comunque di prodotti che, per le loro caratteristiche, rendano necessaria l’utilizzazione dell’immagine, nome o pseudonimo di più calciatori e/o squadre.

L’AIC potrà esercitare tali diritti direttamente, per il tramite di enti o società da essa costituiti o attraverso la concessione di licenze od autorizzazioni a terzi, anche a titolo oneroso

Ibrahimović ha affermato di non essere iscritto alla FIFpro e neanche all’AIC, rendendo ogni accordo stipulato dai suddetti enti a suo nome nei suoi confronti inefficace per difetto di potere rappresentativo.

Ai sensi dell’art. 6 dello Statuto AIC, l’associazione da parte dei calciatori è facoltativa (“Possono far parte dell’Associazione tutti i calciatori e le calciatrici italiani/e o stranieri/e che siano tesserati per società iscritte ai Campionati italiani del settore professionistico e non professionistico organizzati dalla FIGC“) ed è subordinata alla presentazione per iscritto di domanda di ammissione al Consiglio Direttivo (art. 7), che può essere sia individuale, sia collettiva, tale intendendosi quella inoltrata da più giocatori appartenenti alla stessa squadra. La domanda di ammissione implica l’adesione incondizionata e preventiva alle norme del presente Statuto, ma “deve comunque contenere l’espressa accettazione degli articoli che prevedono la concessione in esclusiva all’AIC, nei limiti e per le finalità ivi indicati, del diritto all’uso del ritratto, del nome e dello pseudonimo degli associati“. L’ammissione implica la iscrizione a tempo indeterminato, salva la facoltà di recesso “esercitabile in ogni momento della stagione sportiva mediante comunicazione scritta al Consiglio Direttivo, con effetto al termine della stagione sportiva medesima” (art. 10).

La questione ruota dunque attorno alla adesione del calciatore alla AIC. Essendo questa revocabile, è probabile che assisteremo in futuro a numerosi recessi, onde consentire ai calciatori di gestire e monetizzare i propri diritti di immagine in autonomia.

 

 

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