Il Garante si pronuncia in merito alla pubblicazione da parte di testate giornalistiche di immagini di persone riprese in stato di costrizione fisica

La vicenda nasce dalla pubblicazione da parte di diverse testate giornalistiche di immagini ritraenti soggetti sospettati di omicidio, in concomitanza dell’arresto, con le manette ai polsi (celate tramite pixellatura) e con al loro fianco gli operatori delle forze dell’ordine.

La pubblicazione di questa tipologia di immagini può comportare la violazione delle seguenti disposizioni:

  • L’art. 114 c.p.p. che vieta, al co. 6-bis, “la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta”;
  • L’art. 8 del Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica[1], che afferma: “salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona” ( 1), e specifica che “Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi” (co. 3);
  • L’art. 137 del Codice privacy, che afferma: “in caso di diffusione o di comunicazione di dati personali per finalità giornalistiche restino fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti e delle libertà delle persone e, nello specifico, il limite dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”;
  • L’art. 42-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 (legge sull’ordinamento penitenziario), che prevede: “nelle traduzioni (ossia le attività di accompagnamento coattivo da un luogo  ad un altro di soggetti detenuti, internati, arrestati) sono adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità, nonché per evitare ad essi inutili disagi”.

Con riferimento al caso di specie, il Garante ha ritenuto che le immagini diffuse dalle testate ritraessero dei soggetti in un contesto di limitazione della libertà personale senza l’adozione di adeguate misure volte a limitarne la visibilità, dal momento che la pixellatura delle sole manette (peraltro collocate al centro dell’immagine) non è ritenuta sufficiente ad evitare conseguenze lesive della dignità dei protagonisti.

Di conseguenza, l’Autorità, ha adottato due provvedimenti che disponevano in via d’urgenza la limitazione provvisoria del trattamento, di cui all’art. 58, par. 2, lett. f) GDPR, da ritenersi riferita all’ulteriore diffusione delle immagini in questione (doc. web n. 9199046, doc. web n. 9199034).

Successivamente, sono stati avviati i relativi procedimenti ex art. 166 Codice Privacy, che si sono chiusi il 25 febbraio 2021 con l’adozione dei relativi provvedimenti (doc. web n. 9568244, doc. web n. 9568040, doc. web n. 9568061, doc. web n. 9568082, doc. web n. 9568103, doc. web n. 956812, doc. web n. 9568139, doc. web n. 9568165, doc. web n. 9568200, doc. web n. 9568222).

Nei confronti delle testate, che hanno eseguito i provvedimenti di limitazione provvisoria, il Garante si è limitato a: i) imporre il divieto di ulteriore trattamento delle immagini oggetto del presente procedimento ii) ammonire in ordine all’esigenza di adeguarsi integralmente alle disposizioni previste in materia di trattamento dei dati in ambito giornalistico, con particolare riguardo alle misure da adottare per salvaguardare la riservatezza e la dignità degli interessati; iii) annotare le violazioni e le misure adottate nel registro interno dell’Autorità di cui all’art. 57, par. 1, lett. u) GDPR; iv) disporre l’invio del provvedimento al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti per l’inoltro al competente Consiglio regionale.

Per contro, nei confronti del il Garante ha ordinato anche il pagamento di euro 20.000 a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, per aver omesso di fornire una risposta formale al provvedimento di urgenza dell’Autorità e aver provveduto alla rimozione delle immagini solo quattro mesi dopo tale comunicazione. L’Autorità ha poi sottolineato che la prospettazione secondo cui una tale mancanza sia derivata da una “svista” della redazione interna non può essere considerata un’esimente “avuto riguardo alla rilevanza e all’attività svolta dal titolare che, in ragione dei noti principi di responsabilizzazione e privacy by design introdotti dal Regolamento (artt. 24 e 25) è tenuta ad adottare le misure tecniche e organizzative adeguate al fine di soddisfare i requisiti richiesti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali e tutelare i diritti degli interessati”.

[1] art. 25 Legge n. 675/96

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