Il noleggio di autoveicoli provvisti di impianto di radio diffusione non integra una comunicazione al pubblico di opere coperte da diritto d’autore

Con una sentenza del 2 aprile 2020 (caso C -753/18), la CGUE si è  espressa nuovamente sulla nozione di “comunicazione al pubblico” ai sensi della normativa europea in materia di diritto d’autore (art. 3 Direttiva Infosoc).

Le controversie alla base della decisione erano state instaurate da due società svedesi di gestione collettiva di diritti d’autore (la STIM e la SAMI) contro altrettante società fornitrici di automobili a noleggio, su cui erano installate antenne per la ricezione di segnali radio, lamentando che esse ponessero in essere un atto di comunicazione al pubblico di opere protette dal diritto d’autore, vietabile ai sensi degli art. 3, comma 1, Direttiva 29/2001 (per cui “gli Stati membri riconoscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere”) e dell’art. 8, comma 2, Direttiva 115/2006 (per il quale “gli Stati membri prevedono un diritto per garantire che una remunerazione equa e unica sia versata dall’utente allorché un fonogramma pubblicato a scopi commerciali […] è utilizzato per una radiodiffusione via etere o per una qualsiasi comunicazione al pubblico”).

A causa degli esiti opposti a cui erano giunti i relativi procedimenti di merito, le società di gestione avevano così promosso un ricorso unitario alla Corte di massimo grado svedese, la quale ha sospeso il giudizio, deferendo alla CGUE la risoluzione della questione se nel caso di specie fosse integrabile un atto di comunicazione al pubblico delle opere protette effettuato dalle società convenute. La CGUE ha risolto la questione sulla base dei seguenti principi di diritto:

  • Ai fini della valutazione, si deve tenere conto del ruolo dell’utente, che realizza un atto di comunicazione al pubblico “quando interviene, con piena cognizione delle conseguenze del proprio comportamento, per consentire ai propri clienti l’accesso ad un’opera protetta, in particolare quando, in mancanza di tale intervento, i clienti medesimi non potrebbero, in via di principio, fruire dell’opera diffusa” (par. 32);
  • La nozione di “comunicazione al pubblico” assume lo stesso significato in entrambe le norme di diritto europeo richiamate. Essa deve essere dunque interpretata alla luce del considerando 27 della Direttiva 29/2001, per cui: “la mera fornitura di attrezzature fisiche atte a rendere possibile o ad effettuare una comunicazione non costituisce un atto di comunicazione ai sensi della presente direttiva”;
  • Le automobili nel caso di specie erano state dotate di strumentazione atta a captare segnali radio senza che fosse necessario alcun intervento aggiuntivo in tal senso da parte delle società di autonoleggio. Pertanto, la fornitura di simili autoveicoli non realizza un atto di comunicazione al pubblico delle opere trasmesse via radio, poiché “si distingue dagli atti di comunicazione con cui prestatori di servizi trasmettano deliberatamente opere protette alla propria clientela, distribuendo volutamente un segnale a mezzo di ricevitori installati nei loro locali” (par. 35);
  • Di conseguenza, non si pone neppure il problema del rispetto del diritto a un’equa remunerazione in titolarità delle società di gestione.

Il testo integrale della sentenza è disponibile in lingua italiana al seguente link.

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