Il TAR fa il punto sulla liceità dell’attività di rassegna stampa e sul diritto dell’editore di opporsi all’uso non autorizzato di articoli e pagine di giornale

Il TAR Lazio con sentenza n. 4260 del 12 aprile 2021 ha respinto il ricorso da parte di Eco della Stampa s.p.a., società di media monitoring, che richiedeva l’annullamento per incompetenza dell’AGCOM della delibera n. 169/20/CONS del 5 maggio 2020 con cui l’Autorità ordinava: “alla società …di provvedere alla rimozione delle opere digitali di carattere editoriale consistenti negli articoli de Il Sole 24 Ore recanti la clausola di riproduzione riservata dal proprio servizio di rassegna stampa…e di interrompere la riproduzione di tali articoli”.

Il TAR ha ritenuto corretto il provvedimento gravato, il quale non mette in discussione la liceità dell’attività di rassegna stampa complessivamente considerata, ma impone la rimozione dalla rassegna stampa di articoli di cui l’autore si sia riservato la riproduzione.

La ricorrente ha tentato di sostenere che mancherebbe una delle condizioni previste dall’art. 16 della legge sul diritto d’autore (l.a.) affinché possa essere configurata una violazione del diritto di riproduzione, ovvero la diffusione degli articoli ad un pubblico generalizzato. Nel caso di specie ciò non si verificherebbe, in quanto il servizio di rassegna stampa offerto dalla società sarebbe diretto nei confronti di un pubblico determinato, cioè i clienti della società di media monitoring, che possono accedere al sito internet https://new.ecostampa.net/ solo tramite l’utilizzo di credenziali di accesso (nome utente e password).

Inoltre, in mancanza di norme espresse, nel nostro ordinamento non esisterebbe alcun divieto alla libera riproducibilità di articoli in rassegne stampa, la quale sarebbe anzi consentita dal combinato disposto degli articoli 10 della Convenzione di Berna e 101 l.a..

Per contro, il Tar afferma che non vi è una “rispondenza nel dato normativo all’affermazione di parte ricorrente secondo la quale la diffusione presso un pubblico generalizzato sarebbe una delle condizioni previste (dall’art. 16 della l.d.a.), affinché possa essere configurata una violazione del diritto di riproduzione. Si tratta di un presupposto argomentativo erroneo, in quanto il diritto di riproduzione è disciplinato dall’art. 13 della l.d.a., che non inserisce la condizione della ‘diffusione presso un pubblico’ quale elemento del concetto di ‘riproduzione’”.

Il Tribunale Amministrativo evidenzia, inoltre, che la Convenzione non è direttamente applicabile al caso di specie, in quanto essa individua il regime di protezione cui i Paesi dell’Unione sottopongono gli autori stranieri (art. 5 della Convenzione) e non le fattispecie i cui elementi si esauriscono sul piano del mero diritto interno. In aggiunta la Convenzione fa riferimento alle sole “citazioni” di opere e quindi non alla loro integrale riproduzione.

Secondo il Tribunale, “la circostanza che la società di media monitoring svolga selezione e organizzazione delle opere non costituisce scriminante al divieto di riproduzione di articoli di giornale o di parti o pagine di giornale, in cui vi sia la riserva della riproduzione, in quanto non contemplata né dal diritto interno né dal diritto comunitario”.

“Ad un diverso approdo ermeneutico potrebbe pervenirsi se la rassegna stampa si limitasse a fornire informazioni non complete, si limitasse ad una mera citazione dell’articolo giornalistico, lasciando inalterato il bisogno per il lettore di acquistare copia del periodico per leggervi l’articolo di suo interesse oppure se si limitasse a riprendere una parte non rilevante dei contributi presenti sul giornale e li riorganizzasse e sintetizzasse autonomamente senza riprodurre integralmente gli articoli”.

 

 

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