Il Tribunale dell’UE si pronuncia sul grado di attenzione medio dei consumatori di videogame.

Il 10 ottobre scorso, il Tribunale dell’Unione Europea si è pronunciato su un caso riguardante il rischio di confusione tra due marchi simili, entrambi depositati per prodotti ludici come i videogame.

La controversia sorgeva dall’opposizione alla registrazione del marchio europeo “Dungeons” – depositato il 18 settembre 2014 dalla società Kalypso Media Group GmbH, tra le altre, per le classi 9 (“software di gioco per computer”) e 28 (“giocattoli”) della classificazione di Nizza – presentata dalla società americana Wizards of the Coast LLC, titolare del marchio europeo anteriore “Dungeons and Dragons”, registrato per prodotti analoghi e corrispondente alla denominazione del noto gioco di genere fantasy. L’opposizione era stata presentata nel febbraio 2015 dalla società americana, per asserita violazione dell’art. 8.1, lett. b) del Regolamento UE 207/2009, sussistendo un rischio di confusione tra i segni. L’opposizione alla registrazione veniva accolta dal competente ufficio dell’EUIPO e confermata dalla successiva decisione della Commissione di Ricorso del 21 settembre 2018.

La società Kalypso era dunque ricorsa al Tribunale dell’UE, per ottenere l’annullamento di tale decisione. In particolare, allegava come la Commissione di Ricorso avesse errato nella sua valutazione del rischio di confusione tra i due segni, sulla base di diverse considerazioni.

In primo luogo, i videogiochi non possono essere considerati alla stregua di beni di consumo di tutti i giorni, considerando il livello avanzato della preparazione dei relativi consumatori, che basano normalmente le proprie scelte su recensioni o altre informazioni precedentemente raccolte. Pertanto sarebbe errato considerare “al massimo a un livello medio” il livello di attenzione del pubblico di riferimento di tali prodotti.

Inoltre, l’appellante sosteneva che, in forza della diffusione dell’uso di simili termini per il mercato dei videogame, la denominazione “Dungeons & Dragons” avrebbe un basso carattere distintivo; contestava inoltre la valutazione della somiglianza complessiva tra i segni, identici a suo avviso solo per una parola.

Il Tribunale ha rigettato in toto l’appello della società Kalypso e ha confermato la precedente decisione della Commissione Ricorsi. Vengono in rilievo in particolare le seguenti considerazioni:

  1. i giochi e i giochi per computer sono facilmente accessibili a tutti, compresi quelli senza particolari conoscenze, e possono quindi essere assimilati ad articoli di consumo quotidiano, in quanto, come ha giustamente sostenuto la commissione di ricorso, essi non sono più venduti solo su “mercati mirati”, ma sono diventati mainstream” (§ 36). Il pubblico di riferimento varia dunque da un pubblico specialistico al pubblico più generalista e di conseguenza “il rischio di confusione deve essere valutato nei confronti del pubblico che mostra il livello di attenzione più basso” (§ 41).
  2. la somiglianza visiva e fonetica dei segni è elevata, tenuto conto che la parola “Dungeons” viene riprodotta nella parte iniziale di entrambi i segni e ciò “è in grado di attirare l’attenzione del consumatore sia visivamente che foneticamente” (§ 53)
  3. la ricorrente non ha dimostrato che molti marchi che consistono o contengono il termine “dungeons” sono stati utilizzati nello specifico segmento di mercato dei giochi o dei giochi per computer” (§ 66). Pertanto, il carattere distintivo del marchio anteriore, ai fini del giudizio di somiglianza, deve essere considerato “almeno nella norma” (§ 68).

Il testo della sentenza è disponibile in lingua inglese al seguente link.

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