Il Tribunale dell’UE si pronuncia sulla validità di un marchio contenente la rappresentazione stilizzata di una figura umana.

Il 14 novembre scorso, il Tribunale dell’Unione Europea si è pronunciato in un caso riguardante il rischio di confusione tra due marchi figurativi contenenti la rappresentazione stilizzata di una figura umana.

In particolare, la società spagnola Jumbo Africa SL aveva presentato un’opposizione alla registrazione di un marchio europeo depositato dalla Nestlé il 23 marzo 2016 per prodotti inclusi nelle classi 29 (“zuppe, concentrati di zuppe; brodi”) e 30 (“Farine e preparazioni a base di cereali, pane, lievito, lievito, pasticceria”) della classificazione di Nizza.

Nello specifico, il segno oggetto di opposizione conteneva l’immagine di una figura umana stilizzata di color rosso con le braccia rivolte verso l’alto, disegnata all’interno di uno scudo blu.

Il segno in titolarità della Jumbo Africa, invece, era in bianco e nero e rappresentava una figura umana simile, ma disegnata a figura intera, poggiante su un piede solo.

L’opposizione era stata presentata nel luglio 2016, sulla base dell’art. 8.1, lett. b) del Regolamento UE 207/2009, lamentando un rischio di confusione, in ragione della somiglianza visiva e concettuale tra i due segni.

L’opposizione era stata rigettata dagli uffici competenti dell’EUIPO, sul presupposto che – nel caso di specie – vi fosse un basso grado di somiglianza visiva e concettuale tra i due segni e che, soprattutto, il marchio anteriore avesse un ridotto carattere distintivo. Tale provvedimento veniva quindi impugnato con successo dalla Jumbo Africa avanti la Commissione Ricorsi dell’EUIPO che, circa il confronto tra i due segni, giungeva a conclusioni opposte rispetto al primo provvedimento.

La Nestlé presentava dunque ricorso avanti al Tribunale dell’UE: in particolare, allegava come la Commissione di Ricorso avesse errato nella valutazione del rischio di confusione tra i due segni, sulla base di diverse considerazioni. In primo luogo, i due segni non dovevano essere considerati visivamente simili, in ragione della diversità nella rappresentazione della figura umana e dei colori utilizzati nei due casi. In secondo luogo, l’appellante sosteneva che la Commissione Ricorsi avesse errato nel considerare “a un livello medio” il carattere distintivo del marchio anteriore, che doveva essere invece considerato basso. Infatti, entrambi i segni veicolavano il significato di forza e salute dipendente dall’assunzione dei cibi contrassegnati dagli stessi e, perciò, non potevano essere considerati distintivi di una particolare origine imprenditoriale.

Il Tribunale ha accolto il ricorso della Nestlé e ha confermato, nel merito, come non vi sia nel caso di specie una somiglianza visiva atta a compensare la somiglianza concettuale e l’identità dei beni contrassegnati tra i due segni.

Il Tribunale ha in particolare affermato che “la semplice associazione che il pubblico potrebbe fare tra due marchi a causa del loro analogo contenuto semantico non è di per sé un motivo sufficiente per concludere che esiste un rischio di confusione” (§ 47). Pertanto, “in considerazione del debole carattere distintivo del marchio anteriore e della mancanza di somiglianza visiva, si deve ritenere, contrariamente a quanto constatato dalla commissione di ricorso, che un rischio di confusione non potrebbe essere accertato” (ibid.).

Il testo della sentenza è disponibile in lingua inglese al seguente link.

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