Il Tribunale di Milano si pronuncia sulla legittimità dei sistemi di distribuzione selettiva

Due recenti ordinanze del Tribunale di Milano – Sezione specializzata in materia d’Impresa (19.11.2018 – R.G. 38739/2018 e 18.12.2018 – R.G. 44211/2018) hanno ribadito il principio affermato dalla giurisprudenza comunitaria secondo cui l’esistenza di un sistema di distribuzione selettiva può essere ricompreso tra i “motivi legittimi” idonei ad impedire l’operatività del principio di esaurimento del marchio, a condizione che:

– il prodotto commercializzato sia un articolo di lusso o di prestigio che legittimi la scelta di adottare un sistema di distribuzione selettiva;

– che sussista un effettivo pregiudizio all’immagine di lusso o di prestigio del marchio per effetto della commercializzazione effettuata da terzi estranei alla rete di distribuzione stessa.

Sulla scorta dell’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia dell’art. 101, paragrafo 1, TFUE (causa C-230/16, Coty Germany Gmbh), il Tribunale ha accertato che i sistemi di distribuzione di prodotti di lusso finalizzati a salvaguardare l’immagine del marchio non costituivano intese restrittive della concorrenza, poiché la scelta dei rivenditori era avvenuta adottando criteri oggettivi di indole qualitativa e non discriminatoria, applicati proporzionalmente rispetto agli obiettivi di tutela dell’immagine dei marchi.

Riscontrata la legittimità dei sistemi di distribuzione, il Tribunale procedeva a valutare l’esistenza di un effettivo e concreto pregiudizio ai segni.

Nei casi di specie, è emerso che la commercializzazione dei prodotti ad opera delle resistenti avveniva con modalità tali da svilire l’immagine e l’aura di lusso dei marchi, che si ponevano in contrasto con gli standard qualitativi richiesti.

I prodotti venivano infatti venduti, da una lato, in punti vendita assimilabili a discount  con arredi poco curati e all’interno di locali scarsamente illuminati, con scaffalature molto ravvicinate che conten[evano] i prodotti più disparati” e, dall’altro, tramite piattaforme e-commerce che ponevano i prodotti sullo stesso piano rispetto a qualsiasi altro prodotto della medesima categoria, anche di minore qualità, non garantendo, peraltro, una specifica professionalità nell’utilizzazione degli stessi.

In conclusione, non operando nella specie il principio dell’esaurimento dei diritti del titolare, le condotte poste in essere dalle resistenti non potevano ritenersi legittime. Di conseguenza il Giudice ha inibito loro la detenzione, offerta in vendita, esportazione, commercializzazione, distribuzione e promozione, in qualsiasi forma e modo, dei relativi prodotti.

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