Il Tribunale UE si pronuncia sulla tutela del marchio notorio “Chianti”.

Con la sentenza del 14 aprile scorso (caso T-201/20), il Tribunale dell’UE si è pronunciato sull’estensione della tutela del marchio figurativo notorio “Chianti”, utilizzato per contrassegnare la bottiglia dei relativi vini e contraddistinto dall’immagine di un gallo disegnato di profilo.

La pronuncia è stata emessa a seguito del ricorso proposto dalla Berebene Srl, titolare del marchio figurativo “Ghisu” (cfr. immagini sotto riportate), depositato per i prodotti “Bevande alcoliche (escluse le birre)”, inclusi nella classe 33 della classificazione di Nizza. Tale marchio era stato oggetto di una domanda di opposizione da parte di Consorzio vino Chianti Classico, titolare del marchio figurativo italiano anteriore richiamato, fondata sull’ampia tutela riservata al marchio notorio ai sensi dell’art. articolo 8, par. 5 del Regolamento UE 1001/2017.

La domanda di opposizione era stata accolta tanto in prima sede di esame dagli uffici competenti dell’EUIPO, quanto dalla Prima commissione di Ricorso, con decisione del 23 gennaio 2020. La Berebene Srl aveva dunque proposto ricorso, ma le sue argomentazioni sono state rigettate dal Tribunale, che ha confermato l’applicabilità della tutela del marchio notorio al caso di specie.

A proposito dei particolari criteri di confronto previsti in tale caso, il Tribunale ha affermato che:

  1. i segni in conflitto sono globalmente simili dal punto di vista visivo e anche concettuale in quanto, in ogni caso, “si riferiscono anche, nella mente del pubblico di riferimento, al concetto di gallo” (par. 35). L’eventuale mancanza di somiglianza fonetica (sollevata dalla ricorrente) non è stata invece ritenuta rilevante dal Tribunale, che ha affermato che “un grado di somiglianza, ancorché tenue, e anche su un solo piano, non consente, di per sé, di escludere l’applicazionedell’articolo 8, paragrafo 5, Regolamento 1001/2017 (par. 32);
  2. Del pari, è stato riconosciuto un grado di somiglianza sufficiente a che i consumatori stabiliscano un nesso mentale tra i due segni: oltre alla già menzionata somiglianza grafica, è stata anche riconosciuta una prossimità tra i prodotti contraddistinti dai due segni, non rilevando l’argomento che il marchio anteriore fosse notorio solo in relazione ai vini rossi, mentre il secondo fosse utilizzato solo in relazione a vini bianchi. Infatti, “nell’ambito della valutazione del grado di prossimità tra i prodotti di cui trattasi in sede di esame dell’esistenza di un nesso nella mente del pubblico di riferimento […], occorre prendere in considerazione i prodotti per i quali è chiesta la registrazione del marchio e non quelli per i quali esso è effettivamente utilizzato” (par. 53);
  3. Infine, è stato ritenuto integrato il rischio – anche solo potenziale – che l’uso senza giusto motivo del marchio richiesto possa trarre indebitamente vantaggio dalla notorietà del marchio anteriore. Infatti, “vista l’elevata notorietà e il carattere distintivo intrinseco del marchio anteriore, il fatto di utilizzare un segno avente una certa somiglianza con il marchio anteriore per prodotti identici a quelli designati da quest’ultimo presenta un rischio non ipotetico che il pubblico di riferimento stabilisca un nesso tra i marchi […], di modo che l’uso del marchio richiesto possa trarre un vantaggio indebito dalla notorietà, dal prestigio e dall’eccellenza proiettata dal marchio anteriore” (par. 68).

Il testo integrale della sentenza è disponibile in lingua italiana al seguente link.

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