Kiko vs. Wjcon: la protezione del lay-out dei retail store tramite copyright

In data 30 aprile u.s., la Corte di Cassazione ha posto fine – per quanto riguarda la questione della tutelabilità del lay-out di un retail store come opera dell’architettura ex art. 2, n. 5 l.d.a. – alla controversia che, a partire dal 2013, ha interessato due famosi brand di prodotti cosmetici e di profumeria: Kiko spa e Wjcon spa. In particolare, Kiko nel 2005 aveva commissionato ad uno studio di architettura e design il compito di realizzare una nuova progettazione dei propri negozi, innovativa e fortemente caratterizzata.

Tale progetto, di stile minimalista e connotato da simmetrie ed essenzialità, era caratterizzato, in sintesi, dalla presenza di un ingresso open space, con ai lati due grandi grafiche retroilluminate, espositori laterali consistenti in strutture continue e inclinate, alloggi in plexiglass trasparente traforati, isole a bordo curvilineo posizionate al centro dei negozi, numerosi schermi TV incassati negli espositori, una particolare combinazione di colori (bianco, nero, rosa/viola) e luci ad effetto discoteca.

Sulla base dell’assunto secondo cui il lay-out dei retail store Kiko ed il relativo progetto avrebbero formato oggetto di tutela autorale come disegni ed opere dell’architettura ex art. 2, n.5 l.d.a., Kiko citava in giudizio Wjcon lamentando la violazione dei propri diritti di utilizzazione economica, nonché un’attività di concorrenza sleale, in particolare per ciò che riguardava l’aspetto dei suoi negozi, oltre che in relazione ad altri profili della comunicazione nei punti vendita (ad esempio, l’abbigliamento delle commesse), on line (format dei rispettivi siti web), delle iniziative commerciali e dei prodotti.

Il Tribunale di Milano, in I grado, accogliendo parzialmente le domande di Kiko, accertava, in primo luogo, la tutelabilità del progetto di arredamento d’interni applicato ai negozi della catena Kiko ai sensi dell’art. 2, n. 5 L.A., nonché la contraffazione di tale progetto posta in essere dalla convenuta, inibendone a quest’ultima l’ulteriore utilizzazione. Fissava, inoltre, una penale pari a € 10.000,00 per ogni negozio che avesse mantenuto detti arredamenti, accertava l’illecito di cui all’art. 2598 n. 3 c.c. ed, infine, condannava Wjcon al risarcimento del danno ed alla pubblicazione del dispositivo. Tale decisione veniva, sostanzialmente, confermata in II grado.

Wjcon impugnava, così, la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Per quanto riguarda la tutela autorale, la corte, confermando quanto già deciso nei precedenti gradi di giudizio, ha espresso il seguente principio di diritto “in tema di diritto d’autore, un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale ricorra una progettazione unitaria, con l’adozione di uno schema in sè definito e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica“, di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile quale opera dell’architettura, ai sensi dell’art. 5, n. 2 L.A. (“i disegni e le opere dell’architettura”), non rilevando il requisito dell’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile o il fatto che gli elementi singoli di arredo che lo costituiscano siano o meno semplici ovvero comuni e già utilizzati nel settore dell’arredamento di interni, purchè si tratti di un risultato di combinazione originale, non imposto dalla volontà di dare soluzione ad un problema tecnico-funzionale da parte dell’autore“.

Una questione è rimasta, invece, ancora aperta: la Cassazione ha infatti ritenuto che il giudice di seconda istanza abbia omesso di pronunciarsi sui fatti e sulle eccezioni dedotte da Wjcon a sostegno dell’insussistenza dei presupposti della concorrenza parassitaria. Il giudice di ultima istanza ha dunque cassato con rinvio la sentenza in punto di concorrenza parassitaria e sarà la Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione, a decidere su tale questione.

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