LA CORTE DI GIUSTIZIA NEGA CITTADINANZA AL REQUISITO DEL “VALORE ARTISTICO” DELLE CREAZIONI DEL DESIGN INDUSTRIALE NEL DIRITTO ARMONIZZATO D’AUTORE

Il 12 settembre scorso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una storica sentenza (causa C-683/17) sui requisiti per la tutela come “opere dell’ingegno” delle creazioni del design industriale. Il giudizio sorgeva da una controversia in corso in Portogallo tra le case di abbigliamento G-Star Raw CV e Cofemel – Sociedade de Vestuario SA. In particolare, la prima lamentava l’asserita violazione dei propri diritti d’autore su due diversi capi di abbigliamento (i pantaloni modello “ARC” e la felpa modello “ROWDY”). La Corte Suprema portoghese aveva richiesto in via pregiudiziale alla CGUE se la normativa armonizzata europea in materia (art. 2, lett. a), Direttiva 2001/29) impedisse alla normativa nazionale di esigere che una determinata creazione del design industriale, per godere della tutela come opera dell’ingegno, debba produrre anche un rilevante effetto visivo di carattere estetico, o se più in generale debba essere riconosciuta come “creazione artistica” dai circoli culturali e istituzionali.

Nella decisione in oggetto, la Corte ribadisce i due criteri fondamentali per la qualificazione di un oggetto come “opera” ai sensi del diritto comunitario: in primo luogo, esso deve corrispondere a un “oggetto originale”, che “rifletta la personalità del suo autore, manifestando le scelte libere e creative di quest’ultimo” (§ 29-30). In secondo luogo, la definizione di opera “è riservata agli elementi che sono espressione di tale creazione” e, pertanto, ciò “implica necessariamente l’esistenza di un oggetto identificabile con sufficiente precisione e oggettività” (§ 29,32). Tale condizione non è realizzata da un’identificazione che “si fondi essenzialmente su sensazioni, intrinsecamente soggettive, della persona che percepisce l’oggetto” (§ 34).

Questi criteri valgono anche per le creazioni del design industriale, non esistendo nessuna preclusione in termini giuridici al cumulo della tutela come disegni e come opere dell’ingegno.

In applicazione dei suddetti criteri, la Corte afferma che “la circostanza che un modello generi un effetto estetico non consente, di per sé, di determinare se tale modello costituisca una creazione intellettuale che riflette la libertà di scelta e la personalità del suo autore” (§ 54), in ragione della natura soggettiva di tale effetto. Di conseguenza, non è nemmeno necessario che la creazione del design industriale debba essere anche riconosciuta come opera artistica in seno ai circoli culturali e istituzionali per permettere tale tipo di tutela.

La sentenza della Corte di Giustizia, che aderisce all’orientamento già precedentemente fatto proprio dall’Avv. generale Szpunar, pare destinata ad incidere in modo significativo sui diritti nazionali di quei paesi membri, quali Portogallo e Italia, che attualmente riconoscono tutela alle creazioni del design industriale solo qualora soddisfino il requisito del “valore artistico” (cfr. art. 2, n. 10, l. aut.).

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