La Corte di Giustizia si pronuncia sulla portata del diritto di comunicazione al pubblico di opere protette.

Con sentenza del 9 marzo scorso (caso C-392/19), la CGUE si è espressa sulla portata del diritto di comunicazione al pubblico di opere protette da diritto d’autore, come regolato dalla normativa europea in materia (art. 3, par. 1, Direttiva 29/2001 c.d. “Direttiva Infosoc”).

La decisione della Corte è intervenuta su una controversia instaurata dalla SPK – soggetto gestore di una biblioteca digitale contenente opere di istituzioni culturali e scientifiche tedesche – contro la VG Bild-Kunst, società tedesca di gestione dei diritti d’autore nel campo delle arti visive. La SPK memorizzava le opere protette disponibili sul portale della propria biblioteca digitale sotto forma di miniature (thumbnails) dalle dimensioni ridotte rispetto a quelle originali, senza adottare misure idonee a prevenire il framing delle stesse immagini su altri siti da parte di terzi non autorizzati.

Ritenuto che la pretesa della VG Bild-Kunst di subordinare la concessione di una licenza d’uso del proprio catalogo di opere all’adozione di misure restrittive idonee a prevenire il framing violasse le norme di diritto nazionale applicabili – attuative della direttiva europea – la SPK era quindi ricorsa giudizialmente, per accertare l’illegittimità del rifiuto della VG Bild-Kunst.

Dopo il rigetto della richiesta della SPK in prima istanza e la riforma del giudizio in sede di appello, la VG Bild-Kunst era ricorsa avanti alla Corte federale di giustizia tedesca, che riteneva preliminare alla sua decisione risolvere un dubbio interpretativo. Occorreva infatti stabilire se l’incorporazione tramite framing su siti terzi di opere rese disponibili su un sito d’origine (la biblioteca digitale della SPK) con il consenso del titolare dei diritti (la VG Bild-Kunst) costituisca una comunicazione delle opere al pubblico, in particolare se ciò avvenga eludendo misure di protezione imposte dallo stesso titolare dei diritti al licenziatario.

La CGUE ha risolto in senso affermativo tale questione, enunciando quanto segue:

  • In primo luogo, occorre ricordare che, per essere qualificata come comunicazione al pubblico, occorre che la comunicazione stessa “sia effettuata secondo una modalità tecnica diversa da quelle fino ad allora utilizzate o, in mancanza, presso un pubblico nuovo” (par. 32);
  • Poiché la tecnica del framing utilizza le stesse modalità tecniche utilizzate nel caso di specie per comunicare al pubblico le opere protette sul sito d’origine, l’autorizzazione dei titolari del diritto d’autore non sarebbe dunque necessaria per tale comunicazione;
  • Questo principio è tuttavia applicabile solo al caso in cui l’accesso alle opere protette sul sito d’origine non sia soggetto a misure restrittive, mentre non può applicarsi quando il titolare dei diritti abbia imposto simili misure sin dall’inizio. In tal caso, infatti, “si considera che il titolare del diritto d’autore abbia espresso la sua intenzione di subordinare la sua autorizzazione a comunicare tali opere al pubblico su Internet a condizioni che limitano il pubblico di tali opere ai soli utenti di un determinato sito Internet” (par. 42);
  • Di conseguenza, “la messa a disposizione iniziale sul sito originale e la messa a disposizione secondaria, tramite framing, costituiscono comunicazioni al pubblico differenti, ciascuna delle quali deve quindi essere autorizzata dai titolari dei diritti interessati” (par. 43).

Il testo integrale della sentenza è disponibile in lingua italiana al seguente link.

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