La Corte di Giustizia si pronuncia sulla tutela dell’aspetto di un prodotto protetto da DOP

Con una sentenza del 17 dicembre scorso (caso C‐490/19), la CGUE ha chiarito se l’abusiva imitazione della forma esteriore di un prodotto protetto da una DOP possa essere vietata in quanto pratica idonea a ingannare i consumatori sull’attribuzione al prodotto delle caratteristiche tipiche della DOP. La pronuncia è in particolare intervenuta sull’interpretazione dell’art. 13, par. 1, Regolamento UE 1151/2012, che prevede che “le denominazioni registrate sono tutelate contro: […] b) qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata […] d) qualsiasi altra prassi che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine dei prodotti”.

La controversia alla base della pronuncia era stata instaurata dal Syndicat interprofessionnel de défense du fromage Morbier (associazione per la tutela del formaggio Morbier), che lamentava la commercializzazione da parte della Société Fromagère du Livradois di un formaggio che riprendeva l’aspetto visivo del prodotto protetto dalla DOP “Morbier”, al fine di creare confusione con quest’ultimo e sfruttarne la notorietà, senza doversi conformare al relativo disciplinare. Il Syndicat aveva quindi agito avanti al Tribunale di Parigi, perché condannasse la Livradois a cessare ogni imitazione o evocazione della DOP “Morbier” – in particolare attraverso l’uso di una striscia nera per separare le due parti del formaggio (cfr. immagine sottostante) – oltre al risarcimento del danno.

Dopo avere visto rigettate le proprie pretese dai giudici di merito, il Syndicat aveva proposto ricorso alla Corte di Cassazione francese, che riteneva preliminare alla propria decisione risolvere un dubbio interpretativo delle norme europee. Occorreva infatti stabilire se l’articolo 13, par. 1 richiamato dovesse essere interpretato nel senso che esso vieti anche la presentazione di un prodotto che possa indurre in errore il consumatore sulla sua vera origine (anche qualora la denominazione registrata non venga utilizzata dal terzo).

La CGUE ha risposto affermativamente a tale questione, enunciando quanto segue:

  • Innanzitutto, l’art. 13 non vieta solo l’uso non consentito della denominazione registrata da parte del terzo. Come già affermato dalla stessa Corte, infatti, “l’evocazione di una denominazione registrata può derivare dall’uso di segni figurativi” (par. 27);
  • In questo senso, circa l’estensione dell’espressione “qualsiasi altra prassi” contenuta nell’art. 13, la Corte ha precisato che le DOP sono tutelate “in quanto designano un prodotto che presenta determinate qualità o determinate caratteristiche. Di conseguenza, la DOP e il prodotto da essa protetto sono strettamente collegati” (par. 37). Pertanto, “non si può escludere che la riproduzione della forma o dell’aspetto di un prodotto oggetto di una denominazione registrata, senza che tale denominazione figuri sul prodotto di cui trattasi o sul suo imballaggio, possa rientrare nell’ambito di applicazione di dette disposizioni” (par. 38);
  • Qualora, come nel caso di specie, il termine di confronto sia un elemento dell’aspetto del prodotto protetto dalla DOP, occorre “valutare se tale elemento costituisca una caratteristica di riferimento e particolarmente distintiva di tale prodotto affinché la sua riproduzione possa, […], indurre il consumatore a credere che il prodotto contenente detta riproduzione sia un prodotto oggetto di tale denominazione registrata” (par. 40).

Il testo integrale della sentenza è disponibile in lingua italiana al seguente link.

 

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