La Corte di Giustizia UE conferma che Facebook potrà essere costretta a rimuovere post diffamatori worldwide

Dopo le Conclusioni rese dall’Avvocato Generale lo scorso giugno (precedentemente commentate), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata il 3 ottobre scorso  sulla domanda pregiudiziale propostale nel procedimento Eva Glawischnig-Piesczek c. Facebook Ireland Limited (C-18/18).

La vicenda riguardava la pubblicazione di un commento diffamatorio ai danni della parlamentare austriaca, che aveva ottenuto un’ordinanza cautelare dal giudice nazionale, la quale ordinava a Facebook la disabilitazione dell’accesso al commento in Austria.

La Corte ha sostanzialmente ribadito il principio espresso dall’Avvocato Generale secondo cui la Direttiva sul commercio elettronico (Dir. 2000/31), in particolare il suo articolo 15, paragrafo 1, (assenza dell’obbligo generale di sorveglianza) deve essere interpretata nel senso che essa non osta a che il giudice di uno Stato membro possa ordinare ad un prestatore di servizi di hosting, come Facebook, di rimuovere le informazioni da esso memorizzate il cui contenuto sia identico a quello di un’informazione precedentemente dichiarata illecita, o di bloccare l’accesso alle medesime, qualunque sia l’autore della richiesta di memorizzazione di siffatte informazioni.

La Corte ha inoltre specificato con maggiore dettaglio quando tale ordine si riferisca ad informazioni cd. “equivalenti”. In particolare, l’hosting provider può essere costretto a rimuovere o bloccare l’accesso informazioni di contenuto equivalente rispetto a quelle dichiarate illecite, laddove (i) esse veicolano un messaggio il cui contenuto rimane sostanzialmente invariato rispetto a quello che ha dato luogo all’accertamento d’illeceità e che contiene gli elementi specificati nell’ingiunzione – ovvero: nome della persona interessata dalla violazione, le circostanze in cui è stata accertata ed un contenuto equivalente

(ii) le differenze nella formulazione di tale contenuto equivalente non siano tali da costringere il prestatore di servizi di hosting ad effettuare una valutazione autonoma di tale contenuto.

Infine, il giudice europeo ha ribadito che tali provvedimenti ingiuntivi possono, in generale, produrre effetti a livello mondiale, ma sempre tenendo conto delle norme del diritto internazionale pertinente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *