La riproduzione digitale di un tatuaggio all’interno di un videogioco viola i diritti d’autore del tatuatore

La decisione statunitense in esame verte sulla rappresentazione digitale di cinque tatuaggi del lottatore professionista e campione in carica della WWE, Randy Orton, nella serie di videogiochi di wrestling professionale “WWE 2K”. La causa vedeva contrapposti la tatuatrice Catherine Alexander, detentrice del copyright sui tatuaggi, e l’azienda sviluppatrice della serie di videogiochi “WWE 2K” (Take Two Interactive Software, Inc.), che ha ricreato i tatuaggi di Orton in formato digitale.

Ms Blue's Randy Orton Tattoo TopMentre Take Two aveva ottenuto il permesso di utilizzare le sembianze di Orton nel videogioco, Alexander ha rivendicato la violazione del copyright sui tatuaggi ai sensi del 17 U.S.C., § 501, sostenendo che fosse necessario il suo consenso per riprodurli nel videogioco, ma che non fosse stato richiesto e fornito.

Le difese degli sviluppatori si sono articolate in tre punti:

  • la sussistenza di una “licenza implicita” alla riproduzione da parte del tatuatore;
  • la sussistenza del c.d. “fair use“;
  • il principio “de minimis non curat praetor”, che consentirebbe l’uso di opere protette da copyright se la copia è così minima da scendere al di sotto della soglia di sostanziale somiglianza con l’originale e se l’uso è troppo banale per meritare l’intervento giudiziale.

Quanto al primo punto, il giudice ha negato che il licenziante (Alexander) avesse la volontà che il licenziatario (Orton) consentisse la riproduzione del tatuaggio a terzi.

Take Two non ha potuto avvalersi del far use, avendo usato i tatuaggi per lo stesso scopo per cui erano stati creati da Alexander, cioè per essere esposti sul corpo di Orton.

Anche il terzo argomento è stato rigettato poiché la riproduzione digitale del tatuaggio copriva l’opera protetta da diritto d’autore nella sua interezza.

La decisione è particolarmente interessante poiché si contrappone ad un precedente caso che aveva visto sempre coinvolta Take Two, la quale aveva presentato con successo le stesse identiche difese su fatti simili (nel caso di specie si trattava di tatuaggi raffigurati su tre giocatori di basket nei videogiochi “NBA 2K”).

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