Le tre condizioni per utilizzare in comunicazione commerciale i “bollini” celebrativi dei riconoscimenti ottenuti

Recentemente il Giurì, con la Pronuncia 56/2020, si è occupato dell’uso in comunicazione di due “sigilli” denominati “discount salvaprezzo in Italia”, conferiti in licenza d’uso a titolo oneroso da Altroconsumo ai discount primi classificati nell’ambito di indagini condotte dallo stesso ente nel 2020 sui prezzi più bassi riferiti a due diversi panieri (rispettivamente, “tutti i prodotti” e “prodotti più economici”), entrambi recanti il claim “Approvato” unitamente al nome dell’ente che ha conferito il sigillo.

Preliminarmente l’Autorità ha chiarito che il “sigillo” di per sé non può costituire comunicazione commerciale in quanto “marchio di certificazione” che a sua volta contraddistingue un servizio offerto” dall’ente terzo “al mercato”. Sulla scorta di tale presupposto, il Giurì ha affermato di non poter “dichiarare che un marchio o l’uso pubblicitario di un marchio sono ingannevoli in astratto e in via generale: mentre può dichiarare che una determinata pubblicità contrasta con l’art. 2 in ragione, o anche in ragione, del marchio che vi è reclamizzato”.

L’Autorità ha poi chiarito le tre condizioni che devono essere rispettate dall’inserzionista che intenda impiegare tali riconoscimenti (spesso nella forma dei cd. “bollini”) in comunicazione commerciale, richiamando un orientamento recentemente consolidatosi in sede autodisciplinare nel settore della telefonia, secondo cui la comunicazione è lecita “alla triplice condizione che

a) tale riconoscimento sia stato realmente conseguito;

b) che il soggetto terzo che lo ha attribuito sia generalmente riconosciuto di elevata reputazione e serietà e

c) che l’inserzionista si limiti a comunicare il fatto in sé senza trarne affermazioni di superiorità assolute”.

Sulla scorta di tale principio, nel caso di specie, il Giurì ha ritenuto sussistenti le prime due condizioni (riconoscimento effettivamente conseguito e reputazione dell’ente terzo). Quanto alla terza condizione, il Giurì ha affermato che in linea generale i claim di primato presenti nei messaggi contestati risultavano idoneamente contestualizzati. Ciò posto, ha ritenuto di censurare unicamente singoli elementi delle comunicazioni che non rispettavano tale ultima condizione: l’abbinamento al “sigillo” della rivendicazione assoluta “abbiamo i prodotti più economici”, nonché l’impiego di immagini di prodotti freschi e freschissimi (esclusi dall’indagine) in concomitanza con il “sigillo”.

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