Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di riforma dell’azione di classe.

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 92 del 18 aprile 2019 la Legge 12 aprile 2019, n. 31 recante “Disposizioni in materia di azione di classe”. Al fine di “consentire al Ministero della giustizia di predisporre le necessarie modifiche dei sistemi informativi per permettere il compimento delle attività processuali con modalità telematiche” le nuove disposizioni si applicheranno alle “condotte illecite poste in essere successivamente alla data della sua entrata in vigore”, ovvero, decorsi dodici mesi dalla pubblicazione in Gazzetta (precisamente il 19 aprile 2020).

L’intervento normativo ha trasferito la disciplina dell’azione di classe dal Codice del Consumo (Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206) al Codice di procedura civile, di fatto ampliandone significativamente l’ambito di applicazione, sia dal punto di vista soggettivo sia oggettivo.

Potranno agire in giudizio per ottenere ristoro, non solo i consumatori ma tutti coloro che lamentano la lesione di “diritti individuali omogenei” (art. 840-bis), per accertare la responsabilità – sia di natura contrattuale che extra-contrattuale – di imprese o enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, nei più svariati ambiti.

È prevista anche la possibilità di radicare nei confronti di tali soggetti un’azione inibitoria collettiva, volta ad ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazione della condotta omissiva o commissiva ritenuta lesiva (art. 840-sexiesdecies).

La domanda si propone con ricorso davanti alla sezione specializzata in materia di impresa competente per il luogo ove ha sede la parte resistente (art. 840-ter co. 1). Il procedimento è regolato dal rito sommario di cognizione di cui agli articoli 702-bis c.p.c. e seguenti, ma definito con sentenza piuttosto che con ordinanza. Non è prevista la possibilità di disporre il mutamento del rito.

Nella prima fase del procedimento il Giudice decide con ordinanza sull’ammissibilità dell’azione. Rimane invariata, rispetto alla normativa previgente, la facoltà per il Giudice di sospendere il giudizio quando su fatti rilevanti è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo (art. 840-ter co. 3).

Innovativa invece è la possibilità di proporre nuovamente la domanda che sia stata dichiarata manifestamente infondata qualora (i) si siano verificati “mutamenti delle circostanze” o (ii) vengano dedotte “nuove ragioni di fatto o di diritto” (art. 840-ter co. 6).

La nuova disciplina mantiene il sistema di adesione c.d. di “opt in” della class action del Codice del Consumo. Tuttavia, se ne differenzia per l’introduzione di una doppia fase di adesione degli aventi diritto all’azione: i soggetti interessati potranno infatti richiedere di essere ammessi nella classe sia dopo l’ordinanza che ammette l’azione, sia dopo la sentenza che accoglie la domanda sull’an e che, dunque, accerta la responsabilità del convenuto.

Il Legislatore ha altresì previsto un “compenso premiale” in favore dei difensori dei ricorrenti (art. 840-novies co. 6) ed un compenso riconosciuto al rappresentante comune degli aderenti all’azione di classe, stabilito in considerazione del numero dei componenti la classe e in misura progressiva (art. 840-novies co. 1).

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