Secondo il Tribunale di Bologna l’algoritmo di Deliveroo che programma le sessioni di lavoro dei riders è discriminatorio

In data 31 dicembre 2020 la Sezione Lavoro del Tribunale di Bologna ha accertato la natura discriminatoria delle condizioni di accesso alle sessioni di lavoro (i turni o slots) dei riders nell’ambito della piattaforma digitale di Deliveroo basate su un algoritmo sviluppato dalla stessa società.

Il sistema di prenotazione degli slots si basava su un punteggio attribuito dall’algoritmo a ciascun rider ed era elaborato su due parametri: affidabilità e partecipazione.

Ciascun rider veniva quindi periodicamente profilato tramite dati elaborati dalla società che valutavano il tasso di rispetto delle ultime 14 giornate di lavoro dallo stesso prenotate e non cancellate nel termine di 24 ore previsto dal regolamento di Deliveroo. Pertanto, qualsiasi cancellazione della prenotazione della sessione di lavoro con un preavviso inferiore alle 24 ore determinava per il rider una penalizzazione delle suo punteggio.

In particolare, l’algoritmo assicurava la priorità nella scelta dei turni ai riders con maggior punteggio, penalizzando quelli con un ranking più basso perché più frequentemente assenti, indipendentemente dal motivo dell’assenza e ciò per la semplice motivazione che la piattaforma non voleva conoscere i motivi per cui il rider cancellava la sua prenotazione o non partecipava ad una sessione prenotata e non cancellata.

Tale meccanismo, secondo il Tribunale di Bologna, sarebbe discriminatorio in quanto di fatto penalizzerebbe tutte le forme lecite di astensione dal lavoro, come ad esempio l’adesione del rider ad iniziative di autotutela collettiva coincidenti con il suo turno ovvero nelle ulteriori ipotesi in cui l’astensione dalla sessione dipenda da altre cause legittime (malattia, esigenze legate ad un figlio minore, ecc.).

Come precisato dal giudice “[…] considerare irrilevanti i motivi della mancata partecipazione alla sessione prenotata o della cancellazione tardiva della stessa, sulla base della natura asseritamente autonoma dei lavoratori, implica necessariamente riservare lo stesso trattamento a situazioni diverse, ed è in questo che consiste tipicamente la discriminazione indiretta.” e, in aggiunta, “Il sistema di profilazione dei rider adottato dalla piattaforma Deliveroo, […] nel trattare nello stesso modo chi non partecipa alla sessione prenotata per futili motivi e chi non partecipa perché sta scioperando (o perché è malato, è portatore di un handicap, o assiste un soggetto portatore di handicap o un minore malato, ecc.) in concreto discrimina quest’ultimo, eventualmente emarginandolo dal gruppo prioritario e dunque riducendo significativamente le sue future occasioni di accesso al lavoro.”

Il sistema di accesso alle prenotazioni realizzava non una discriminazione diretta, ma una discriminazione indiretta, dando applicazione ad una disposizione apparentemente neutra, vale a dire la normativa contrattuale sulla cancellazione anticipata delle sessioni prenotate, che però risultava idonea a mettere una determinata categoria di lavoratori, come i riders che aderiscono ad iniziative sindacali di astensione dal lavoro, in una “posizione di potenziale particolare svantaggio.”

Deliveroo[1] è stata quindi condannata a rimuovere gli effetti della condotta discriminatoria mediante la pubblicazione del provvedimento del Tribunale nelle FAQ del proprio sito e sul quotidiano la Repubblica; corrispondere la somma di €. 50.000,00 in favore delle parti ricorrenti, a titolo di risarcimento del danno, oltre al pagamento delle spese legali.

[1] Il sistema delle prenotazioni basato sull’algoritmo era stato ormai dismesso su tutto il territorio nazionale a far data dal 2.11.2020 e, pertanto, non poteva esserne ordinata la cessazione del comportamento illegittimo, bensì̀, soltanto, la rimozione dei relativi effetti.

 

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