Shopping online e pratiche commerciali scorrette: i dati UE

La Commissione europea e le Autorità nazionali a tutela dei consumatori hanno recentemente pubblicato i risultati di un’indagine condotta su scala europea (c.d. sweep) su 560 siti di e-commerce (link al comunicato stampa della Commissione).

I siti interessati dallo screening, condotto contemporaneamente in 24 Stati membri dell’EU, più Norvegia e Islanda, offrono una gran varietà di beni, servizi e contenuti digitali.

Dallo studio si evince come in oltre il 60% dei siti analizzati vi siano irregolarità per quanto riguarda il rispetto delle norme UE a tutela dei consumatori, soprattutto in relazione alle modalità di presentazioni dei prezzi e degli sconti.

In particolare:

  • in 211 siti web il prezzo visualizzato al momento del pagamento era maggiore rispetto al prezzo iniziale offerto;
  • nel 39% dei casi mancavano adeguate informazioni in merito alle inevitabili spese supplementari previste per la consegna, ai i metodi di pagamento, per alle spese di prenotazione e altre maggiorazioni analoghe;
  • in quasi il 60% dei siti analizzati non erano state implementate le disposizioni EU che prevedono l’obbligo di fornire un link facilmente accessibile alla piattaforma per la risoluzione delle controversie online (ODR);
  • mentre nel 30% dei casi le modalità di informazioni circa il diritto di recesso dei consumatori presentavano irregolarità.

Rispetto all’indagine del 2012 (condotta su 333 siti), le pagine che presentano irregolarità appaiono comunque in calo. Tuttavia, considerato che il volume d’affari del commercio elettronico dal 2012 ad oggi è cresciuto vertiginosamente, aumentando di oltre 66 punti percentuali e raggiungendo i 35 miliardi di euro, la situazione fotografata dalla Commissione europea pare comunque ancora allarmante.

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