Un emoticon può ledere l’immagine e la dignità altrui

Il caso muove da un post di Facebook con cui un consigliere comunale criticava, con toni aspri, un avvocato impegnato nell’associazionismo ambientalista.

Posto che nell’esercizio del diritto di critica è consentito l’impiego di un linguaggio più pungente ed incisivo, il Tribunale di Verona, con decreto 27.1.2020 n. 159, ha ritenuto sussistenti i presupposti per il legittimo esercizio del diritto di critica in relazione al post: a) interesse al racconto, b) cd. continenza e c) corrispondenza tra narrazione e fatti realmente accaduti. Una valutazione di segno opposta è stata invece compiuta in relazione all’emoticon emoji 2018che rappresenta un escremento, inserito  all’interno del post. Il giudice, infatti, ha ritenuto che non fosse rispettato il criterio della cd. continenza, nel senso che “l’informazione di stampa non deve trasmodare in argumenta ad hominem né assumere contenuto lesivo dell’immagine e del decoro”.

Di conseguenza, il consigliere comunale è stato condannato alla “immediata rimozione dell’emoticon” dal post, assistita da una penale di “150 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento del giudice”.

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