Videosorveglianza e protezione dei dati personali: pubblicate le Linee Guida n. 3/2019 dell’EDPB

A seguito della consultazione pubblica avviata il 10 luglio 2019, lo European Data Protection Board (“EDPB”) ha emanato, lo scorso 29 gennaio, le proprie linee guida in materia di trattamento dei dati personali effettuato tramite sistemi di registrazione video.

Tali linee guida forniscono indicazioni sulle modalità di installazione ed utilizzo di sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti privati, alla luce del Regolamento (UE) n. 2016/679 (“GDPR”).

L’EDPB si è occupato, innanzitutto, di individuare il perimetro di applicazione del GDPR alle attività di videosorveglianza, distinguendo i casi in cui le riprese effettuate da una videocamera, non ricadono nell’ambito di applicazione del GDPR. Precisamente:

  • Quando il soggetto ripreso non è in alcun modo identificabile, né direttamente né indirettamente. Sul punto, segnaliamo che l’EDPB precisa la non applicabilità del GDPR alle c.d. telecamere finte;
  • Se le videoregistrazioni avvengono da un’altezza così elevata da non rendere identificabile alcun soggetto;
  • Se la videocamera è integrata in un veicolo con la funzione di parking assistance e sempre qualora tale videocamera sia dotata di caratteristiche e sia posta in una posizione tale da non permettere l’individuazione di un individuo;
  • Qualora il trattamento di dati personali ricada nell’ambito di applicazione della Direttiva 2016/680/UE, ossia qualora l’attività di videosorveglianza sia effettuata dalle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento di reati, o per l’esecuzione di sanzioni penali;
  • le riprese sono effettuate per fini personali o domestici, limitati alla vita privata o familiare (c.d. household exemption). Coerentemente all’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, l’EDPB precisa che non rientrano in tale eccezione i video che siano stati successivamente diffusi online (si veda, ad esempio, la Causa C-101/01, Bodil Lindqvist), oppure che siano stati registrati da una telecamera puntata verso zone accessibili al pubblico (si veda, ad esempio, la Causa C-212/13, František Ryneš v Úřad pro ochranu osobních údajů).

Qualora, invece, le riprese video configurassero un vero e proprio trattamento di dati personali, l’EDPB precisa quali siano gli oneri informativi spettanti al titolare del trattamento. In particolare, vengono individuati due diversi livelli di informazione da rendere agli interessati dal trattamento:

  • primo livello (informativa breve): il titolare deve posizionare, con adeguata cartellonistica, l’avvertimento che una determinata area è soggetta alle riprese di un impianto di videosorveglianza. L’avviso deve essere posizionato prima dell’ingresso all’area sorvegliata e deve apparire ben visibile all’interessato. Le informazioni ivi contenute devono indicare: la finalità del trattamento, l’identità ed i dati di contatto del Titolare, i diritti dell’interessato, l’indicazione del DPO (se nominato) ed altre informazioni di rilievo per l’interessato, come la durata di conservazione dei dati, la trasmissione delle riprese a soggetti terzi;
  • secondo livello (informativa estesa): il titolare dovrà mettere a disposizione degli interessati le informazioni di cui all’art. 13 GDPR.

Le linee guida in esame forniscono, inoltre, indicazioni riguardo ai tempi ed alle modalità di conservazione dei dati personali raccolti (sul punto, segnaliamo l’indicazione del termine “di default” di 48 ore), oltre che in materia di misure di sicurezza.

Si noti, infine, che le presenti linee guida hanno il pregio di essere state predisposte sulla base della recente normativa europea in materia di protezione dei dati personali, a differenza del Provvedimento in materia di videosorveglianza del Garante per la Protezione dei Dati Personali che risale, invece, all’8 aprile 2010.

Il documento, in lingua inglese, è consultabile al seguente link.

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