I requisiti per la prova del secondary meaning del marchio UE

Con la decisione nella causa T-275/21 (consultabile al seguente link), il Tribunale UE ha rigettato il ricorso presentato dalla nota casa di moda francese Louis Vuitton contro la decisione del Board of Appeal che aveva confermato l’invalidità del marchio raffigurante la stampa cosiddetta “Damier Azur” utilizzata per contraddistinguere borse e valigie.

Nella decisione il Tribunale, confermando la pronuncia del Board of Appeal, che aveva ritenuto non dimostrato l’acquisto del carattere distintivo tramite l’uso del marchio (secondary meaning), ha fornito una ricognizione dei possibili fondamenti della c.d. secondarizzazione, ai sensi del combinato disposto degli articoli 7(3) e 59(2) del Regolamento UE 2017/1001.

Tra le possibili prove utili a dimostrare che il pubblico sia in grado di associare un segno a una specifica fonte di origine, il Tribunale UE ha citato il valore e le quote di mercato relativi al marchio, la sua storia, oltre naturalmente alle fatture di vendita, cataloghi, campagne pubblicitarie, all’uso del marchio anche su internet,  alle possibili dichiarazioni di esperti, sondaggi d’opinione e, infine, procedimenti di contraffazione del marchio.

Il Tribunale ha rilevato inoltre che le prove dell’avvenuta acquisizione del carattere distintivo devono altresì dimostrare un uso diffuso sull’intero territorio europeo, posto il  carattere unitario del marchio UE.

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