La Corte di Giustizia si pronuncia sulla nozione di “diritto anteriore” di marchio

Con sentenza del 2 giugno u.s., nella causa C-112/21 (link) la Corte di Giustizia si è pronunciata in via pregiudiziale circa l’interpretazione dell’art. 6 della direttiva in materia di marchi (direttiva 2008/95/CE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa).

Alla base della decisione vi è una complessa vicenda nascente dall’uso di marchi identici o simili, nel settore degli autobus per il trasporto turistico. Tale uso è proseguito alla morte del titolare dell’impresa, con i figli, che hanno fondato più aziende attive nello stesso ambito.

In tale quadro, l’uso di marchi identici e simili è proseguito per anni. Successivamente, uno dei soggetti coinvolti, titolare di un marchio registrato, ha inteso far valere il proprio preuso sul segno per vietarne l’uso ai concorrenti. Poiché, in base al diritto olandese, nel caso in esame, a causa della preclusione per tolleranza il titolare del marchio registrato non può più opporsi, sulla base del nome commerciale più risalente da lui stesso utilizzato, all’uso del nome usato da un terzo, la Hoge Raad der Nederlanden (Suprema Corte olandese) si è rivolta alla Corte di Giustizia, per la corretta interpretazione dell’art. 6, par. 2 della direttiva marchi, nella versione applicabile ai fatti di causa.

La Corte ha concluso che l’art. 6, par. 2, della direttiva deve interpretarsi nel senso che, “per constatare l’esistenza di un “diritto anteriore”, ai sensi di tale disposizione, non è richiesto che il titolare di detto diritto possa vietare l’uso del marchio di impresa posteriore da parte del titolare di quest’ultimo”.

Inoltre, secondo i Giudici, “un “diritto anteriore” può essere riconosciuto a un terzo nel caso in cui il titolare del marchio di impresa posteriore abbia un diritto ancora più risalente, riconosciuto dalle leggi dello Stato membro interessato, sul segno depositato come marchio di impresa, nella misura in cui, in forza di dette leggi, il titolare del marchio di impresa e del diritto ancora più risalente non possa più vietare, in forza del proprio diritto ancora più risalente, l’uso, da parte del terzo, del suo diritto più recente”.

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