La decisione del Tribunale di Firenze sull’uso commerciale del David di Michelangelo

Tramite un’ordinanza resa lo scorso mese di aprile, relativa all’utilizzo illecito di alcune immagini riproducenti il David di Michelangelo, il Tribunale di Firenze ha accolto il reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. proposto dal Ministero della Cultura (già Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) in riforma della precedente ordinanza cautelare.

In relazione al profilo del periculum in mora, il Tribunale ha accertato la prontezza con cui il Ministero si è attivato in sede giudiziale nel momento in cui è venuto a conoscenza dell’utilizzo a fini commerciali da parte di una società dell’immagine del David. In aggiunta, il tribunale ha ritenuto che l’utilizzo dell’immagine del David sul sito di un’impresa commerciale fosse idoneo a svilire l’immagine del bene culturale. Dunque, il Tribunale ha ravvisato la sussistenza dei “presupposti per la chiesta tutela in via d’urgenza evidenziando che per quanto i profili economici possano sempre essere regolati monetariamente, la volgarizzazione dell’opera d’arte e culturale e la riproduzione senza il preliminare vaglio ad opera delle autorità preposte con riferimento alla compatibilità tra l’uso e il valore culturale dell’opera, crea il pericolo di un danno irreversibile per tutti quegli usi che l’autorità preposta dovesse giudicare incompatibili”.

Con riferimento al fumus boni iuris, il Tribunale – che non ha dato seguito a un’istanza di rimessione di questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia relativa all’interpretazione degli artt. 106, 107 e 108 del C.B.C. – ha poi configurato un vero e proprio diritto di immagine del bene culturale. Come noto, nell’ordinamento vige il divieto generale di riproduzione del bene in assenza di autorizzazione da parte dell’ente cui la tutela del bene è preposta. Pertanto, secondo il Tribunale, “grazie all’elencazione dettagliata delle attività sottratte all’obbligo di preventiva autorizzazione, emerge dunque l’esistenza giuridica di un quid pluris, del tutto diverso dal mero sfruttamento economico della riproduzione del bene culturale. Già sulla base del solo art. 108 co. 3-bis C.B.C., esso è individuabile nella destinazione funzionale dei beni culturali ad essere fruiti in modo culturalmente qualificato e gratuito da parte dell’intera collettività, secondo modalità che portino allo sviluppo della cultura ed alla promozione della conoscenza, da parte del pubblico, del patrimonio storico e artistico della Nazione. La ratio delle disposizioni esaminate, pertanto, saldamente delinea la tutela di un aspetto di carattere anche non patrimoniale attinente alla riproduzione del bene culturale. Tali aspetti essenziali altro non possono configurare che il diritto all’immagine del bene culturale”.

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