La responsabilità dell’Internet Service Provider secondo la England and Wales High Court

Nel Regno Unito, cinque siti web gestiti dall’estero fornivano collegamenti illegali a grandi quantità di contenuti audiovisivi protetti da copyright, ospitati da siti terzi e disponibili in streaming.

Alcuni tra i più grandi produttori di contenuti audiovisivi, tra cui Disney e Netflix, si sono rivolti alla giustizia britannica, anche in quanto titolari dei diritti di sfruttamento delle opere trasmesse senza autorizzazione, citando in giudizio i sei principali fornitori di servizi Internet del Regno Unito, al fine di ottenere un ordine di blocco dei contenuti ai sensi del Copyright, Designs and Patent Act (si veda in particolare il § 97A CPDA).

La England and Wales High Court, dopo aver constatato, fondandosi anche sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE al riguardo, che la condotta contestata integra una comunicazione al pubblico, ha chiarito i presupposti per la concessione della misura ai sensi del diritto inglese, ossia: i) gli ISPs (Internet Service Providers) sono fornitori di servizi; ii) gli utenti e/o gli operatori dei siti violano il copyright; iii) gli utenti e/o gli operatori utilizzano i servizi degli ISPs per farlo; e iv) gli ISPs ne sono a conoscenza. Ritenuti sussistenti tutti gli elementi e verificata la proporzionalità della misura, la Corte ha accolto la domanda delle attrici (causa Columbia Pictures Industries Inc & Ors v British Telecommunications Plc & Ors [2021], sentenza consultabile al presente link).

 

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