La sincronizzazione non autorizzata di brani musicali

La sentenza del Tribunale di Milano del 2 novembre 2020 concerne la sincronizzazione non autorizzata di una nota canzone popolare italiana (Guaglione) per uno spot televisivo.

Il diritto di sincronizzazione è il diritto di abbinare o associare opere musicali o fonogrammi con opere audiovisive o di altro tipo. Si attua con la fissazione in sincrono delle opere o fonogrammi con una sequenza di immagini. È un atto complesso, che permette il riadattamento dell’opera musicale.

Creando un prodotto nuovo, la sincronizzazione necessita dell’accordo dell’autore/editore, quali titolari dei diritti di (i) fissazione dell’opera su un supporto audiovisivo, idoneo a riprodurre suoni o immagini, (ii) riproduzione dell’opera, (iii) manipolazione e adattamento dell’opera, necessari per l’inserimento dell’opera in un prodotto nuovo e diverso.

Inoltre, per la sincronizzazione dei singoli fonogrammi, è necessario anche il consenso del produttore fonografico.

Nella vicenda giudiziaria in esame il Tribunale, verificata la sincronizzazione non autorizzata del brano e la sua diffusione su canali televisivi e in rete ad opera del convenuto, lo ha condannato al risarcimento del danno nei confronti dell’attore, titolare dei diritti di utilizzazione economica sull’opera. Il danno è stato liquidato in via equitativa, in base al prezzo del consenso, esaminando i documenti contrattuali offerti quale prova dall’attrice – in particolare dai compensi pattuiti dal titolare dei diritti d’autore con i terzi autorizzati allo sfruttamento del brano a fini pubblicitari, previa sincronizzazione – tenuto conto anche della durata e delle modalità dell’illecito sfruttamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *