Secondary ticketing: il Consiglio di Stato riforma la decisione del TAR nel caso Stubhub, ritenuto hosting provider passivo

Il Consiglio di Stato ha riformato la sentenza del Tar Lazio n. 4335/2021, annullando il provvedimento sanzionatorio milionario inflitto dall’Agcom alla società americana Stubhub.Inc per la rivendita sul sito stubhub.it di biglietti per spettacoli a prezzi maggiorati (Sesta sezione, sentenza 7949/2022 pubblicata il 13 settembre, link).

Con riguardo al merito della vicenda, il Consiglio di Stato ha concluso che il ruolo svolto nella vicenda dalla piattaforma di secondary ticketing non possa considerarsi quello di un hosting provider attivo. Al contrario, secondo i giudici, nella fattispecie il contributo della piattaforma sarebbe consistito nella mera messa a disposizione di servizi tecnici per la conclusione di contratti di vendita di biglietti, configurando così un comportamento neutro del soggetto e un hosting di tipo passivo a tutti gli effetti.

La giurisprudenza unionale sviluppatasi in tema di hosting (nell’interpretazione della direttiva e-commerce) distingue infatti due figure di hosting provider – attivo e passivo – intendendo quale host passivo il soggetto che ponga in essere un’attività di prestazione di servizi di ordine meramente tecnico e automatico. Ne consegue che si considera che detti prestatori non conoscano, né controllino le informazioni trasmesse o memorizzate dalle persone alle quali forniscono i loro servizi. Il Consiglio di Stato, alla luce dell’istruttoria svolta, ha ritenuto che “si presenta oggettivamente molto debole la considerazione dell’attività del gestore della piattaforma internet subhub.it quale provider attivo”.

I giudici di Palazzo Spada hanno rilevato inoltre che “non è affatto dimostrato che il gestore della piattaforma, nella specie, fosse a conoscenza del comportamento illecito dell’utente venditore, né che da tale comportamento detto gestore abbia consapevolmente voluto trarre vantaggio, elementi entrambi indispensabili per poter configurare la fattispecie di punibilità”. Anche tali conclusioni si fondano sull’interpretazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia (cfr. sentenza 22 giugno 2021 – C-682/2018 e C-683/2018, link).

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